Come equalizzare la voce – prima parte

In questo tutorial su come usare l’equalizzatore prenderemo in considerazione uno “strumento” che abbiamo sempre a disposizione: la voce. Capiremo infatti come equalizzare la voce partendo da cosa è un equalizzatore e a cosa serve. Continua a leggere… 

In questo tutorial su come usare l’equalizzatore prenderemo in considerazione uno “strumento” che abbiamo sempre a disposizione: la voce. Capiremo infatti come equalizzare la voce nel missaggio partendo da cosa è un equalizzatore e a cosa serve. Piccola premessa: ricordiamoci che tutti i suoni che vengono registrati sono sempre equalizzati anche se non passano attraverso un equalizzatore. L’ambiente, il microfono, il preamplificatore, gli altoparlanti… sono tutti elementi che contribuiscono ad equalizzare il segnale. Vediamo quindi quali sono le possibili variabili che possiamo incontrare nella registrazione  e come equalizzare la voce:

  • Il modo in cui il cantante usa la gola e il diaframma influenzerà la risposta in frequenza della voce.
  • Il materiale da cui è costituito l’ambiente, la forma e il volume contribuirà al suono finale
  • Il microfono avrà una sua risposta in frequenza, per cui accentuerà più  meno determinate frequenze
  • Il preamplificatore, soggetto a numerose variabili dalla progettazione ai componenti impiegati, contribuirà alla pasta sonora
  • Gli altoparlanti avranno una risposta in frequenza non perfettamente piatta e la regia influenzerà l’esperienza di ascolto
  • Alcune persone più sensibili a determinate frequenze come la zona alta o bassa dello spettro sonoro, interpreteranno ogni fonte sonora secondo il proprio metro di paragone
  • L’impiego anche leggero della compressione nella fase di registrazione modificherà il suono

Tutte queste variabili andranno quindi ad modificare la sorgente sonora. Chiediamoci pertanto se influiscono in maniera positiva o negativa, su quali zone dello spettro vanno ad agire e infine se è sempre necessario un intervento di equalizzazione.

Ma come equalizzare la voce? Teniamo sempre a mente l’uso dell’equalizzatore: scolpire il suono. C’è purtroppo una tendenza sempre più diffusa ad intervenire di routine con l’equalizzatore quasi a voler modificare la voce originale cercando di trasformarla nel “proprio suono”. Ma perché si tende a modificare un suono quando ad un attenta analisi non ce ne sarebbe bisogno? Vediamo invece quando è necessario…

 

Come equalizzare la voce: quando è necessario

1. Il fenomeno del mascheramento

Il mascheramento avviene quando un suono di una sorgente nasconde (maschera) il suono di un’altra. È un fenomeno fisico e non per questo deve essere il nemico di ogni tecnico del suono: l’utilità che se ne fa dipende sempre dal contesto. Per alcuni può servire a creare una serie di livelli sonori sovrapposti, quasi a formare un muro di suono (pensiamo all’orchestra ripresa con una tecnica stereofonica, dove il giusto equilibro crea un mascheramento piacevole e armonioso). Altre volte invece un determinato suono può fornire una maggiore energia proprio in quella zona di frequenze che andiamo a mascherare: una pratica che può tornarci utile sempre che i livelli delle due sorgenti sonore siano corretti. Un esempio? Pensiamo ad i piatti della batteria che, se non correttamente livellati, possono mascherare le frequenze alte della voce. Se missati con il giusto livello contribuiscono invece a rafforzare l’energia nella parte alta dello spettro sonoro.

Si interverrà invece con l’equalizzatore solo quando si riterrà opportuno che due suoni con contenuti significativi nella stessa regione di frequenza abbiano uguale importanza. Al fine di avere un suono più definito andremo a sottrarre in maniera selettiva le frequenze di uno dei due strumenti.

2. Risonanze indesiderate

Esistono molti esempi di frequenze indesiderate: l’effetto di prossimità dovuta alla vicinanza del cantante con il microfono, la risonanza della stanza a determinate frequenze, il tom o il rullante non accordati con dei picchi in frequenza…

In genere se c’è un effetto di prossimità evidente o di risonanze indesiderate l’effetto che ne deriva è quello tipico del mascheramento che, con un buon sistema di ascolto, può essere risolto facilmente. Ma siamo proprio certi che tali effetti siano sempre indesiderati? L’effetto di prossimità può anche essere un modo utile per infondere un po ‘di peso ad una sorgente sonora altrimenti troppo debole, soprattutto su una voce debole. Per cui prima di agire sull’equalizzatore cerchiamo sempre di capire se l’intervento è necessario.

3. Dare più o meno risalto ai suoni

Ci sono migliaia di modalità per risaltare o mascherare un suono o una voce e spesso tali scelte sono basate sull’interpretazione personale del tecnico del suono. Ciò che infatti viene definito un “bel suono” o un “suono scarso” è sempre dettato dall’orecchio di chi ascolta. Lo vedremo più avanti…

P.s.
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